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Critica: indice

Emilio Tadini - 427.ma Mostra del Naviglio
Vanni Scheiwiller - Lungo viaggio verso la scultura
Roberto Sanesi - Personale di Paolo Schiavocampo
Elverio Maurizi - Materia come realtà
Elverio Maurizi - La materia come intelligenza
Franco Grasso - Il linguaggio di Schiavocampo
Luigi Erba - Memoria progetto funzione
Paolo Schiavocampo - Milano 1960 L'essenzialità del segno
Claudio Cerritelli - Primordio e costruttività nell'arte di Schiavocampo (Centro Arte Contemporanea Cavalese)
Alessandro S. Carone - A-temporalità di un'opera condivisa
Claudio Cerritelli, Giuseppe Marinello- Cementi e Sculture
Dino Serra, Franca Prati - Paolo Schiavocampo Cartocci
Claudio Cerritelli - Primordio e costruttività nell'arte di Schiavocampo (Esposizione Parlamento Europeo)
Alberto Veca - Materia e spazio opere 2007 - 2008


427 Mostra del NaviglioEmilio Tadini - 427.ma Mostra del Naviglio - dal 26 maggio al 4 giugno 1965 - Naviglio 2 - Galleria d'Arte - via Manzoni, 45 - Milano

Questi quadri sono stati dipinti da Schiavocampo dopo il suo ritorno da un viaggio negli Stati Uniti. E’ evidente che questo viaggio con il soggiorno a New York, in compagnia di Scarpitta ha dato modo a Schiavocampo di iniziare un nuovo periodo nella sua ricerca. Ma credo sia anche evidente che questo pittore non si è lasciato suggestionare da certi schemi iconografici. Non ha compiuto il suo pellegrinaggio alla nuova “culla delle arti”. Ha cercato piuttosto di inserirsi in una diversa dimensione della realtà e ne è stato emozionato, convinto. Schiavocampo mi ha detto che una esperienza molto utile, per lui, è stata aiutare Scarpitta a costruirsi un’auto da corsa, insieme ai meccanici, in laboratorio. E ciò che lo ha colpiti di più non è stata “l’immagine” dell’auto – quale appunto avrebbe potuto offrirsi a una iconografia – ma il lavoro stesso che ha dovuto compiere per costruirla: i gesti, il rapporto tra uno strumento e la sua funzione e l’oggetto lavorato. Il suo problema, mi ha detto, è quello di “intellettualizzare il mezzo”, di trasformare la qualità di quel lavoro nella qualità di un altro lavoro, nel fare della pittura. ... (continua)

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Schiavocampo: sei sculture per PaviaVanni Scheiwiller - Lungo viaggio verso la scultura - Schiavocampo: sei sculture per Pavia - 1974

L’esposizione a Pavia di sette grandi sculture (sei finite e una ancora in corso) del palermitano Paolo Schiavocampo, classe 1924, rappresenta la prima tappa pubblicamente importante del suo lungo viaggio verso la scultura.
Nel ’46, ventenne, a Roma, aveva respirato nel clima di “Forma 1” e del “Fronte Nuovo delle Arti”. Firmato da Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo, Turcato, il manifesto del 15 marzo 1947 doveva lasciare il segno al futuro scultore Schiavocampo, a distanza di venti anni:

“Noi ci proclamiamo FORMALISTI e MARXISTI, convinti che i termini marxismo e formalismo non siano inconciliabili, specialmente oggi che gli elementi progressivi della nostra società debbono mantenere una posizione RIVOLUZIONARIA  e AVANGUARDISTICA  e non adagiarsi nell’equivoco di un realismo spento e conformista che nelle sue più recenti esperienze in pittura e in scultura ha dimostrato quale strada limitata ed angusta esso sia”.

Per questi giovani del ’47 la forma è mezzo e fine: nel loro lavoro adoperano le forme della realtà oggettiva come mezzi per giungere a forme astratte oggettive. Loro slogan: “Una bella donna è una bella donna, una bella statua è una bella forma”.  Vivevano a Roma Balla e Prampolini. Purtroppo il trafiletto su “Rinascita” nel ’48 firmato da Roderigo di Castiglia (un anno prima era stato affossato “Il Politecnico” di Elio Vittorini) dove si ordinava dall’alto che non è possibile dare questi “mostri” agli operai, mette in crisi il Fronte Nuovo delle Arti: trionfa, come reazione, il Neorealismo. ... (continua)

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Montrasio ArteRoberto Sanesi - Personale di Paolo Schiavocampo - Montrasio Arte - 1979

"Tra tutte le possibili ipotesi di spazio considerare quella espressa dal moto, cioè lo spazio visto come percorso da un punto all'altro".
Questa annotazione di Schiavocampo, che risale al 1973, è qualcosa di più che un frammento delle sue ipotesi di lavoro. Un percorso lungo e accidentato quello di Schiavocampo, nel quale, se è possibile rintracciare i passaggi e le oscillazioni etico-formali di una generazione, con altrettanta chiarezza è rilevabile pur nel conflitto fra i doveri della testimonianza storica e gli impulsi non meno doverosi verso una sorta di annegamento romantico nelle ansie di una precisazione del proprio io (testimonianza non meno storicamente e  perfino socialmente giustificabile), l’orgogliosa volontà di non cedere a nessuna normativa precostituita. ... (continua)

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Materia come realtàElverio Maurizi - Materia come realtà - "Tre ipotesi di lavoro: Piattella, Schiavocampo, Nanni Valentini" - 1979 - Comune di Macerata Pinacoteca e Musei Comunali Amici dell’Arte - Coopedit Macerata;

La materia come realtà è un tema particolarmente stimolante, scelto insieme a Oscar Piattella, a Paolo Schiavocampo e a Nanni Valentini come ipotesi di lavoro da svolgere coerentemente alla situazione della cultura, delle predisposizioni e delle tecniche di manipolazione da ciascuno possedute. Il discorso, apparentemente concreto, sviluppatosi a distanza, ha dato frutti interessanti che le singole dichiarazioni degli artisti hanno ribadito, dimostrandone l’omologia tra pensiero e azione, tra progetto e realizzazione, tra soggettività e oggettività. ... (continua)

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Materia come realtàElverio Maurizi - Paolo Schiavocampo: la materia come intelligenza - "Tre ipotesi di lavoro: Piattella, Schiavocampo, Nanni Valentini" - 1979 - Comune di Macerata Pinacoteca e Musei Comunali Amici dell’Arte - Coopedit Macerata;

Paolo Schiavocampo, giovane studente di architettura, frequenta in un primo tempo, a Roma, oltre che l’università anche gli ambienti, in quel momento avanguardisti, dell’astrattismo, attratto forse dalla razionalità di quel messaggio che si stava vivendo nel periodo specifico nella capitale. Egli passa, poi, a Venezia, dove prosegue gli studi e comincia a frequentare sia le aule della facoltà che quelle dell’accademia di Belle Arti, finché, trasferitosi definitivamente a Milano, conclude a Brera ufficialmente il proprio apprendistato artistico. Bruno Saetti e Giacomo Manzù sono i suoi primi maestri; il loro insegnamente, insieme poetico e lagato alla vita di tutti i giorni, lo disancorano dalle esperienze astratte e gli aprono il mondo della figura; anzi, la sua diretta conoscenza della dura vita delle masse popolari della sua Sicilia e di quelle operaie lombarde lo sospingono verso quel realismo e quel “Fronte nuovo delle Arti”, che vedeva in Renato Guttuso, in Giuseppe Migneco e in Ernesto Treccani gli antesignani di un discorso capace di trarre dalla quotidianità stimoli e suggerimenti. Il tradurre sulla tela o nella materia plastica la sofferenza degli umili gli appare come l’unico indirizzo possibile, convinto dell’utilità sociale dell’arte da legare strettamente alla concretezza del presente.
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Segno e ParolaFranco Grasso - Il linguaggio di Schiavocampo - Schiavocampo: Segno e parola - Museo Civico di Gibellina - Banca Popolare di Milano - 1987

Accade svente nel clima in cui viviamo che l’artista ricorra al critico perché lo aiuti a costruirsi un’immagine fittizia, a navigare nel labirinto delle correnti, ad amplificare il valore della sua opera. E quanto più risoluto e indipendente egli appare, tanto più cauto e flessibile è il suo comportamento, obbediente alle convenzioni e agli umori del mercato, luogo angusto delle sue relazioni sociali.
Del tutto opposto il costume di Paolo Schiavocampo che sempre allo scoperto ha partecipato alle lotte ideali, alle battaglie culturali e sociali degli ultimi decenni, gettandovi dentro con generoso slancio, soffrendo in prima persona il travaglio dei mutamenti e dei conflitti del tempo. ... (continua)

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Schiavocampo opere 1992-1997Luigi Erba - Schiavocampo opere 1992 - 1997 - MEMORIA PROGETTO FUNZIONE - Lecco, marzo 1997 - Villa Fornari Banfi - Comune di Carnate - Eupalino Edizioni.

Se dovessimo tirare le somme su qual'è l’icona del nostro tempo e in quali spazi ed operazioni mentali si è dilatata l’intelligenza espressiva negli ultimi decenni direi “la fotografia e la memoria”. Dalla loro sinergia sono nati tra soggettività e oggettività il documento sociale, quindi il procedimento concettuale, poi il recupero individuale nel proprio inconscio che trova giustificazione di sé, in ciò che è stato, più sistematicamente delle proprie radici.
La memoria in sostanza, oggi simile a una sonda che cerca come in un esame clinico quelle parti di “geni” particolari di appartenenza o differenziazione antropologica, si pone in un’alternativa al dualismo artificiale-naturale prima e alla completa e disincantata apoteosi dell’artificiale poi, tra l’intuizione, il sogno, la conoscenza.
Nel caso specifico di questa mostra non casualmente documentata da un catalogo dove la fotografia si propone non solo simile a un espediente narrativo, tali dimensioni ritornano nell’oggi e sfociano in un progetto come quello di Hattingen: un’ampia sintesi globale che racchiude quasi in una volta di cielo l’uomo, l’artista Schiavocampo.
La memoria funziona da collante, come il cemento che l’artista usa per i suoi “Muri”, non per consevare, ibernare, ma in continua proiezione futura.
Ed è molto magico che quegli embrioni nati in una parte della terra, in questo caso per Schiavocampo la Sicilia, consolidati culturalmente nel clima milanese, si trasferiscano, si disseminino come in un naturale percorso, uno dei tanti che avrebbero potuto accadere, altrove. ... (continua)

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Copertina Milano 1960 L'Essenzialità del segnoPaolo Schiavocampo - Milano 1960 L'essenzialità del segno - Gesca Arte - Michele Di Fiore editore - 2001

Premessa

Il testo di questo libro si riferisce agli anni nei quali ho avuto lo studio in via Borromei, nel vecchio centro di Milano, dalla fine del 1959 alla fine del 1961. L’ho scritto nel 1986 e il titolo che avevo scelto era “Milano 1960”. ... (continua)

Milano 1960 - L'essenzialità del segno

1960 – Via Borromei: è una viuzza antica nel centro di Milano. Lì avevamo lo studio Gianni Brusamolino, Aldo Dazzi e io. Un vecchio appartamento con due grandimstanze infiorate e stinte, corridoio e servizi; una stanza “Brusa” e una stanza io. Dalla parte della mia stanza si apriva una stanzetta che ospitava Aldo Dazzi. Io pagavo trentamila lire al mese per la mia parte. Brusa ogni tanto mi chiamava per farmi vedere il suo lavoro e io facevo altrettanto. Dazzi si ingegnava per vivere a fare qualsiasi lavoro grafico gli capitasse. Una volta gli capitò di fare un lavoro pubblicitario per i biscotti della ditta Pavesi. Gli furono commissionati 150 orologi di legno del diametro di un metro con su scritto “è sempre l’ora dei pavesini”. La sua stanzetta era di 4 metri per 2, dunque cominciò ad invadere la mia, prima con i dischi di legno man mano che gli venivano recapitati e poi con gli stessi dischi dipinti, man mano che li faceva. Dopo un po’ ero stranulato e riuscivo a muovermi a stento. Lui soffriva più di me all’idea di darmi fastidio, per la dolcezza del suo carattere, e sperava scusandosi che io capissi che proprio era costretto da necessità esistenziali. Via Borromei era in quegli anni un porto di mare. Quasi di fronte al nostro studio si apriva il locale di Pino “Alla Parete”, aperto fino a tarda notte; insieme al “Giamaica” di via Brera era il posto più frequentato dagli artisti e dal loro entourage: anzi molto più frequentato del Giamaica perché più grande e perché si mangiava. La specialità era la “fiamma”, tutto veniva servito alla fiamma anche il gelato e naturalmente si beveva, e molto. Non potete avere idea quanta gente riuscisse a contenere e quant’altra gente vi si alternasse in una serata. ... (continua)

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Schiavocampo: Disegni e ScultureClaudio Cerritelli - Primordio e costruttività nell'arte di Schiavocampo - Centro Arte Contemporanea Cavalese - 30 marzo - 12 maggio 2002 - Cavalese (TN)

La scultura di Paolo Schiavocampo si è sempre misurata con le forze dell’ambiente e con le ipotesi di collocazione spaziale delle forme plastiche, scaturite da un’analisi intuitiva delle dinamiche che legano l’uomo ai luoghi dell’esistenza quotidiana. Il suo linguaggio è nato come appassionata partecipazione alla realtà sociale che coinvolge l’immaginazione attraverso mutamenti, sviluppi, processi fisici e mentali che impegnano il ruolo dell’artista in rapporto alla storia e alla natura. Ne sono testimonianza i fogli disegnati e dipinti tra gli anni Quaranta e Cinquanta: paesaggi, figure, visioni che oscillano tra le forme aspre delle periferie milanesi e le figure realistiche dei contadini siciliani. In questi segni essenziali, scarni e persino tormentati, si rivela quel rapporto tra città e campagna che l’artista sente come spazio di approfondimento interiore, dialettica che determina il significato della vita, al di là del valore autobiografico. Il soggiorno a New York nel 1965 e qualche suggestione ricevuta dal clima dell’action painting spingono Schiavocampo verso la possibilità di inventare visioni complesse, simultanee, immediate: “nell’insieme inseparabile – si legge in un testo dell’artista – costituito da forma, tempo, emozione”. ... (continua)

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Schiavocampo: BarlettaAlessandro S. Carone - Schiavocampo: a-temporalità di un'opera condivisa - Museo Civico Pinacoteca Castello Svevo di Barletta - 2002

“… Schiavocampo utilizza ogni sorta di materiale possibile: quello sacro alla storia e quello prediletto dalla comunicazione contemporanea; come se egli non appartenesse ad un preciso tempo e fosse invece argonauta di tutti i i tempi possibili …”
(…); “… Schiavocampo non può non essere presente alla pinacoteca del Castello Svevo. Se ciò accadesse, tutto l’intero apparato teorico del mio progetto cadrebbe senza aver concesso la possibilità di decodificare e comprendere, quanto l’assenza della dimensione temporale accrediti e consacri un’opera d’Arte alla storia, al di là del materiale utilizzato.”
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Cementi e Sculture - Sciacca TermeNino Galluzzo (a cura di) - Paolo Schiavocampo Cementi e Sculture - Complesso Monumentale "T. Fazello" Sciacca Terme - 5 - 30 settembre 2003 - Assessorato alla cultura Comune di Sciacca - Provincia di Agrigento - Azienda delle Terme di Sciacca - Azienda Autonoma di Cura Soggiorno e Turismo

Critica: Claudio Cerritelli,
Testimonianze:
Giuseppe Marinello
Mariolina Bono - Vice Sindaco di Sciacca
Pietro Meli - Commissario straordinario Azienda di Cura Soggiorno e Turismo di Sciacca

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CartocciDino Serra - Paolo Schiavocampo Cartocci - Quadreria del Lotto - Trapani - Galleria Prati Palermo - 25 febbraio 25 marzo 2007

Spesso le note introduttive ad un catalogo servono a presentare gli artisti che si accingono ad una nuova mostra, ma non questa volta.
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Franca Prati - Paolo Schiavocampo Cartocci
Quadreria del Lotto - Trapani - Galleria Prati Palermo - 25 febbraio 25 marzo 2007

Le carte di Paolo Schiavocampo, oltre alle sue sculture denominate “occhi”, che formano questa mostra alla Quadreria del Lotto di Trapani, sono parte di due esposizioni molto più complesse ed articolate già ospitate a Barcellona ed a Palermo presso la galleria Prati.
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CartocciClaudio Cerritelli - Primordio e costruttività nell'arte di Paolo Schiavocampo - Esposizione Parlamento Europeo - sala P.5B.001 - Aprile 2004

La scultura di Paolo Schiavocampo si è sempre misurata con le forze dell’ambiente e con le ipotesi di collocazione spaziale delle forme plastiche, scaturite da un’analisi intuitiva delle dinamiche che legano l’uomo ai luoghi dell’esistenza quotidiana.
Il suo linguaggio è nato come appassionata partecipazione alla realtà sociale che coinvolge l’immaginazione attraverso mutamenti, sviluppi, processi fisici e mentali che impegnano il ruolo dell’artista in rapporto alla storia e alla natura.
Ne sono testimonianza i fogli disegnati e dipinti tra gli anni Quaranta e Cinquanta: paesaggi, figure, visioni che oscillano tra le forme aspre delle periferie milanesi e le figure realistiche dei contadini siciliani.

Il soggiorno a New York nel 1965 e qualche suggestione ricevuta dal clima dell’action painting spingono Schiavocampo verso la possibilità di inventare visioni complesse, simultanee, immediate: “nell’insieme inseparabile – si legge in un testo dell’artista – costituito da forma, tempo, emozione”. . ... (continua)

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SpazioarteAlberto Veca - Materia e spazio opere 2007 - 2008 - dal 6 Novembre al 6 dicembre 2008 - Galleria SPAZIOARTE - Milano

Le osservazioni che seguono intendono segnalare alcune tappe del percorso dell’artista, fortemente diversificate nel tempo per linguaggi e per strumenti adottati, ma anche una sottile continuità che caratterizza in modo originale l’intero itinerario e appartiene all’atteggiamento di Schiavocampo nei confronti del “fare arte”, teso a esplorare, di occasione in occasione, la potenzialità espressiva che il contingente, anche l’occasione propongono.
Per questo motivo le singole “stazioni” individuate del percorso - ridotte certamente come analisi rispetto alla complessità dell’intera vicenda, dei luoghi di lavoro frequentati, delle persone incontrate, anche dei linguaggi espressivi conosciuti e sperimentati - si inaugurano con un ricorrente avverbio certo, come ammissione di un ricco ventaglio di “stagioni”, per poi concludersi con un comunque che non ha la presunzione di inaugurare una riflessione connettiva del tutto, ma il semplice consiglio a una lettura del percorso in cui alla diversità degli esiti si attribuisca il ruolo di un originale esplorare il mondo della ricerca espressiva.
Il ragionamento, allora, è una successione di didascalie ragionate, cercando di cogliere, fra il passaggio in discussione e il successivo, un nesso che ne sottolinei la coerenza.

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