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Critica: Emilio Tadini

Schiavocampo Opere 1992-1997427.ma MOSTRA DEL NAVIGLIO

Questi quadri sono stati dipinti da Schiavocampo dopo il suo ritorno da un viaggio negli Stati Uniti. E’ evidente che questo viaggio con il soggiorno a New York, in compagnia di Scarpitta ha dato modo a Schiavocampo di iniziare un nuovo periodo nella sua ricerca. Ma credo sia anche evidente che questo pittore non si è lasciato suggestionare da certi schemi iconografici. Non ha compiuto il suo pellegrinaggio alla nuova “culla delle arti”. Ha cercato piuttosto di inserirsi in una diversa dimensione della realtà e ne è stato emozionato, convinto. Schiavocampo mi ha detto che una esperienza molto utile, per lui, è stata aiutare Scarpitta a costruirsi un’auto da corsa, insieme ai meccanici, in laboratorio. E ciò che lo ha colpiti di più non è stata “l’immagine” dell’auto – quale appunto avrebbe potuto offrirsi a una iconografia – ma il lavoro stesso che ha dovuto compiere per costruirla: i gesti, il rapporto tra uno strumento e la sua funzione e l’oggetto lavorato. Il suo problema, mi ha detto, è quello di “intellettualizzare il mezzo”, di trasformare la qualità di quel lavoro nella qualità di un altro lavoro, nel fare della pittura. L’espressione “intellettualizzazione del mezzo” usata da Schiavocampo ci aiuta anche nella sua ambiguità, a capire il suo ultimo lavoro. La materia pittorica, considerata come il luogo destinato ad accogliere l’impronta della pura emozione, a farne sopravvivere non tanto una forma quanto una traccia, una allusione, non gli interessa più. E’ chiaro che ora Schiavocampo preferisce correre il rischio di ripetere, scardinandole, articolazioni meccaniche che lo hanno colpito e suggestionato, per poter tentare la soluzione di un problema che gli appare fondamentale: strutturare nel quadro un oggetto, dar vita a una forma capace di funzionare, mettere a punto una specie di tecnica le cui regole stiano insieme per necessità, organicamente. Il “tema” dell’attuale pittura di Schiavocampo non è esplicitamente costituito, in partenza, da certe situazioni di racconto, ma si potrebbero dire, dalla violenta sperimentazione di un certo linguaggio. Ma se guardiamo attentamente questi quadri possiamo renderci conto di un fatto molto significativo: impostando ostinatamente il suo lavoro su quella che ha intuito deve essere la sua poetica, Schiavocampo è stato portato del tutto naturalmente a tendere verso una rappresentazione, verso una serie di simboli della realtà in cui sente di vivere.
(Presentazione catalogo "Paolo Schiavocampo. Mostra del Naviglio", Milano, 1965)

- vedi le opere del catalogo -


Fonte:
Emilio Tadini - Paolo Schiavocampo 427.ma Mostra del Naviglio -Naviglio 2 - Galleria d'Arte - via Manzoni, 45 - Milano - 26 maggio 4 giugno 1965


 
 
 

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