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Testimonianza: Paolo Schiavocampo

Schiavocampo Opere 1992-1997

Milano 1960 - L'essenzialità del segno

PREMESSA

Il testo di questo libro si riferisce agli anni nei quali ho avuto lo studio in via Borromei, nel vecchio centro di Milano, dalla fine del 1959 alla fine del 1961. L’ho scritto nel 1986 e il titolo che avevo scelto era “Milano 1960”.
I disegni riprodotti invece vanno dal 1948 all’inizio del 1963. Il fatto è che questi 15 anni sono pieni di esperienze apparentemente non omogenee, ma unite ad un atteggiamento comune: una specie di apprendistato.
Usciti dalla guerra senza troppa cultura e con scarsa informazione del mondo, chiusi negli angusti nostri confini, privati della circolazione delle idee dal regime, ci siamo trovati ad inseguire gli altri nel cammino da essi percorso, cercando di metterci alla pari. Durante questo inseguimento ci siamo imbattuti inevitabilmente nei movimenti e nelle ideologie che hanno determinato il secolo. Le ideologie non erano solo politiche, ma anche artistiche, filosofiche e mondane. Non potevamo non risentirne, sballottati avanti e indietro (almeno io). Tra la fine del 1950 e l’inizio del 1960 mi sono apparse chiare due cose: la prima, che l’inseguimento era fallito, poiché non aveva un senso profondo e dunque non mi serviva più. La seconda, che la dipendenza dalla realtà quale punto iniziale del lavoro artistico e figurativo era morta per me. Addio, dunque, esplorazioni della città su una vecchia bicicletta, partendo alle sette di mattina, oggi verso ovest, ieri verso est, domani a sud, fornito di una cartella piena di fogli, matita e bastoncini di grafite, per vedere e scoprire tutto ciò che entrava in sintonia con il desiderio, per me, venuto dal sud d’Italia, di conoscere i segreti e i misteri della più importante città industriale d’Italia, con intento quasi più giornalistico che artistico. Addio ai tetti della città visti in un tramonto rosso. Addio alle tute blu della Bovisa.
Le due cose avevano però lasciato un sedimento di esperienza e conoscenza. Come se mi fossi fatto i muscoli che mi consentissero di affrontare la seconda e più difficile fase. Ero arrivato insomma all’approdo della solitudine e dell’angoscia, privato dei preconcetti.
Finalmente all’anno zero per trovare nell’io profondo la vitalità primordiale necessaria per comunicare. Se non ho potuto staccare questa fase, (rappresentata dagli anni del mio studio in via Borromei e della quale ho sentito la necessità di scrivere) dagli anni precedenti è perché essa non è avvenuta per caso e perché vi persistevano affinità linguistiche. Raccontando del 1960 sono stato costretto ad aggiungere le testimonianze “figurative” dell’intero periodo precedente, coerente con il suo epilogo.
Io ho parlato di Milano e questo libro è su Milano, protagonista del racconto e su alcuni personaggi che si aggiravano nella città. Oggi, nel 2001 la città mi appare in crescita, ma con i visti di sempre.
Tuttavia tra le città europee che conosco Milano mi appare la più potente, la più sorprendente (anche se spesso brutta). I paradossi della città sono gradatamente aumentati: il paradosso di S. Giuliano, il paradosso della Bicocca, della nuova Bovisa e i tanti poli in crescita sulle grandi aree postindustriali; le aree di Sesto, Cinisello, Corsico; i nuovi musei; tutto sconnesso, sorprendente, sconcertante, senza acque, senza spazi, senza verde, senza arte. Eppure è una città laica, nata per natura, come per caso, che attende, come una femmina in calore, qualcuno che la ingravidi di bello.

- vedi le opere del catalogo -


Fonte:
Paolo Schiavocampo
- Milano 1960 L'essenzialità del segno - Gesca Arte - Michele Di Fiore editore - 2001


 
 
 

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